Il film ottenne una nomination agli Oscar per Marlon Brando come miglior attore e per Bernardo Bertolucci come miglior regista. Inoltre, suscitò proteste, venne criticato dall'Organizzazione Nazionale delle Donne per promuovere la "dominazione maschile" e fu proibito in numerosi paesi.
Il film rappresentò l'unico caso in Italia di condanna al rogo nel 1976, motivo per cui il regista fu privato dei diritti civili per cinque anni. Nel 1987, la Censura revocò il divieto, permettendo la proiezione nelle sale grazie a una copia che il regista aveva conservato segretamente. Nonostante ciò, eminenti critici lo hanno elogiato per il suo valore artistico, definendolo "il più liberatorio film mai realizzato".