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17 settembre 2025

Il profumo del mosto selvatico - Regia Alfonso Arau, 1995

"Il profumo del mosto selvatico", diretto dal regista messicano Alfonso Arau (noto per il magico "Come l'acqua per il cioccolato"), è un film che profuma di romanticismo hollywoodiano, ambientato tra i vigneti dorati della Napa Valley negli anni '40. Uscito nel 1995, si tratta di un remake del classico italiano "Quattro passi fra le nuvole" di Alessandro Blasetti (1942), ma con un twist americano che lo rende più zuccheroso e consolatorio, quasi una favola sentimentale travestita da dramma post-bellico.La trama segue Paul Sutton (Keanu Reeves), un reduce della Seconda Guerra Mondiale che, deluso dalla moglie infedele, si imbatte in Victoria Aragón (Aitana Sánchez-Gijón), una giovane messicana incinta e spaventata dal giudizio della famiglia. Per aiutarla, Paul finge di essere suo marito e si infiltra nella tenuta vinicola dei genitori di lei, dominata dal patriarca autoritario Don Pedro (Anthony Quinn, in grande forma). Tra vendemmie, tramonti infuocati e tensioni familiari, sboccia un amore autentico, mentre Paul riscopre se stesso e il valore della famiglia.Dal punto di vista tecnico, il film è un piacere per gli occhi: la fotografia di Philippe Rousselot cattura i paesaggi californiani con una luce calda e avvolgente, che evoca il "profumo" del titolo – quel mosto selvatico dolce e inebriante. La colonna sonora di Maurice Jarre, premiata con un Golden Globe, aggiunge un tocco magico e malinconico, amplificando l'emotività delle scene. Arau infonde un realismo magico simile al suo film precedente, con sequenze di vendemmia che sembrano rituali quasi mistici.Il cast è il vero punto di forza: Reeves, ancora non al livello di "Matrix", regala un'interpretazione sensibile e introspettiva, lontana dal suo solito stoicismo action. Quinn ruba la scena come il padre burbero ma affettuoso, mentre Giancarlo Giannini (nei panni del suocero italiano) porta un tocco di calore mediterraneo che lega il film alle sue radici italiane. Sánchez-Gijón è luminosa e vulnerabile, perfetta nel ruolo della donna in cerca di redenzione.Tuttavia, non tutto è perfetto. La sceneggiatura, pur fedele allo spirito dell'originale, tende al melenso e allo stereotipo: il sentimentalismo è dosato con mano pesante, trasformando un dramma amaro in una commedia romantica edulcorata, che chiede troppe lacrime senza troppa profondità. Rispetto al prototipo di Blasetti, con il suo pudore provinciale e la rassegnazione italiana, qui il tono è più hollywoodiano – edificante e prevedibile, con un happy end che sa di favola consolatoria. Alcuni critici lo hanno definito "scontato e grondante buonismo", e non è difficile concordare: la storia d'amore, per quanto tenera, rischia di scivolare nel ridicolo in certi momenti.In Italia, il film ha incassato oltre 3,6 milioni di euro al box office, segno di un appeal popolare, e ha conquistato il pubblico per i suoi paesaggi da cartolina e il cast stellare. Non è un capolavoro, ma un film gradevole per una serata rilassata, ideale per chi ama le storie d'amore con un sottofondo di tradizione familiare e un bicchiere di vino in mano. Voto: 7/10. Se siete fan di Reeves pre-supereroe o di Quinn al top, vale la pena di assaggiarlo.

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