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17 settembre 2025

Ho visto un re - diretto da Giorgia Farina, 2025

"Ho visto un re", il nuovo film diretto da Giorgia Farina, è una commedia delicata e fiabesca che trasporta lo spettatore nell'Italia fascista del 1936, durante la campagna d'Etiopia. Ispirato alla storia vera raccontata nel romanzo autobiografico Il figlio del podestà di Nino Longobardi (noto anche come Guido Longobardi), il film segue le avventure di Emilio, un bambino dalla fervida immaginazione interpretato dal talentuoso Marco Fiore. Figlio di un podestà devoto al regime (Edoardo Pesce), Emilio vive in un piccolo paesino laziale dove l'arrivo di un prigioniero etiope, Abraham Imirrù (Gabriel Gougsa, al debutto convincente), scatena curiosità, paure e pregiudizi tra gli abitanti. Attraverso gli occhi innocenti del piccolo protagonista, influenzati dalle letture salgariane di Sandokan, la regista trasforma un dramma storico in un'avventura colorata, dove la fantasia diventa uno strumento di resistenza contro il razzismo, il fascismo e l'autoritarismo.La forza di "Ho visto un re" risiede proprio in questo sguardo infantile: il mondo crudele degli adulti – con i loro slogan, le parate e l'odio verso il "nemico esotico" – si dissolve in un gioco di scoperte e meraviglie. Farina, nota per opere come Amiche da morire e Guida romantica a posti perduti, mescola abilmente fiaba, grottesco e commedia, inserendo elementi animati per rappresentare le fantasie di Emilio, anche se questi inserti in CGI appaiono a tratti datati e non sempre fluidi. La sceneggiatura, scritta dalla regista con Valter Lupo e Franco Bernini, tocca temi profondi come l'emancipazione femminile (attraverso la moglie del podestà, Regina, interpretata da una Sara Serraiocco intensa e frustrata nelle sue aspirazioni artistiche) e la repressione dell'omosessualità (con lo zio antifascista di Emilio, Lino Musella). Il prigioniero, tenuto in una voliera come una bestia, diventa il catalizzatore per un cambio di prospettiva: da minaccia a simbolo di umanità, spingendo personaggi come l'insegnante Gemma (Blu Yoshimi) a rivedere i propri pregiudizi.Il cast è uno dei punti di forza: Edoardo Pesce offre un podestà umano e patetico, un fascista ottuso ma non caricaturale, che evoca compassione per la sua debolezza interiore. Gaetano Bruno, come gerarca bieco, aggiunge un tocco fumettistico efficace, mentre il piccolo Fiore ruba la scena con la sua espressività naturale. Le musiche di Pivio e Aldo De Scalzi, i costumi di Stefania Grilli e la fotografia di Francesco Di Giacomo contribuiscono a creare un'atmosfera vivace e d'epoca, rendendo il film visivamente accattivante nonostante il budget Rai (co-produzione con Rai Cinema e Stemal Entertainment).Tuttavia, non tutto è perfetto. Alcune recensioni criticano la sceneggiatura per i suoi tempi comici incerti e personaggi a tratti macchiettistici, che sfociano nel ridicolo senza approfondire appieno i temi storici. Il tono didascalico e l'ottimismo finale – con un mondo "salvato" dalla fantasia dei bambini – possono sembrare idealistici e approssimativi, rischiando di attenuare la rabbia verso i mali del fascismo. Il film soffre occasionalmente di un ritmo fiacco e di un approccio "teatrale" che lo rende più adatto a un pubblico familiare che a una critica tagliente.In definitiva, "Ho visto un re" è un film amabile e raro nel panorama italiano contemporaneo: non un capolavoro, ma una ventata di freschezza che diverte, commuove e fa riflettere su come l'immaginazione possa sconfiggere l'odio. Ideale per famiglie o per chi cerca un cinema politico ma leggero, dialoga con il presente senza retorica, dimostrando che, come dice il titolo (eco della canzone di Enzo Jannacci), a volte basta uno sguardo diverso per vedere un re in un "nemico".

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