Nel giorno della presa di Porta Pia (1870), don Alfonso dell'Aquila d'Aragona, un ufficiale borbonico in servizio nelle file degli Zuavi pontifici, uccide un ufficiale dei Bersaglieri, e viene ospitato nel palazzo di don Prospero, un aristocratico bolognese fieramente anti-sabaudo, ignaro del fatto che il bersagliere ucciso era suo figlio Urbano. Don Alfonso s'innamora di Olimpia, la figlia di don Prospero, ardente nazionalista italiana; Olimpia è a sua volta innamorata di Gustavo Martini, tenente dei bersaglieri e commilitone del defunto Urbano, che tenta inutilmente di venire a riferire la notizia al padre, il quale lo caccia sempre in malo modo.
Nel frattempo Costanza, moglie di don Prospero, conscia dell'imminente trionfo dei nazionalisti italiani, cerca di sedurre don Alfonso e di coinvolgerlo in un suo progetto edilizio legato alle necessità della città quale nuova capitale d'Italia, mentre don Prospero, dal canto suo, cerca di coinvolgere don Alfonso nel suo piano per organizzare un'ultima quanto disperata difesa di Roma, promettendogli in sposa Olimpia. Alla fine, don Alfonso viene ucciso per errore da don Prospero, che muore poco dopo per un attacco cardiaco.
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