ad cash
Cerca nel blog
24 settembre 2025
La donna della montagna (1943) di Renato Castellani
Tratto dal romanzo di Salvator Gotta “I giganti innamorati” è uno degli inizi di film più densi di melodrammaticità che io conosca.
Durante una gita in montagna all’ingegner Morigi (Amedeo Nazzarri) muore la fidanzata per un attacco di cuore. Il film inizia con il funerale della giovane ragazza, la gente affacciata ai balconi ed alle finestre che assiste al passaggio della bara portata in spalla anche dal fidanzato. Le campane che suonano a morto e i commenti delle persone, fanno da sottofondo al passaggio della salma per le strette vie del paesino di montagna.
Le arcate, il pullman che si ferma al capolinea, la pioggia che comincia a cadere, il chierichetto che corre con l’ombrello per coprire il parroco. La pioggia è ora continua e battente, quasi violenta, si entra nel piccolo cimitero dove la bara è calata con delle funi nella fossa accompagnata dall’omelia del prete. Il carrello della macchina da presa racconta tutto questo ma racconta anche di una ragazza (Marina Berti) che segue il funerale, si nasconde tra la folla, osserva il dolore del giovane ingegnere, entra nel cimitero aprendo il grande cancello di ferro. Poi, all’improvviso, colto da malore Amedeo Nazzari sviene.
Purtroppo il film, dopo una sequenza iniziale splendida, nel suo complesso risente degli accadimenti del settembre 1943. La troupe tornata da Cervinia subisce il bombardamento di Roma e le riprese a Cinecittà si interrompono per correre nei rifugi. Ne esce così un film incompleto e disomogeneo salvato dalla freschezza della recitazione di Marina Berti che si contrappone ad un meno brillante del solito Amedeo Nazzari, cupo e assorto nel ricordo della fidanzata morta.
Dopo una prima distribuzione nell'ottobre del 1944 il film ebbe un nuovo visto dalla censura il 17 maggio del 1945 le cui note riportano: "Revisionata la pellicola nulla osta alla sua circolazione a condizione che vengano tagliati i fotogrammi in cui si notano dei saluti fascisti".
Prima di giudicare negativamente il film, come documentazione
riporto brani di un'intervista fatta al regista Renato Castellani da parte di Francesco Savio nel suo "Cinecittà Anni Trenta - parlano 116 protagonisti del secondo cinema italiano (1930-1943) BULZONI Editore 1979"
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento