"Costretto a uccidere" (titolo originale: "Will Penny", 1968) è un western atipico e sottovalutato, diretto da Tom Gries con un eccellente Charlton Heston nel ruolo di un cowboy di mezza età, stanco e solitario, che si imbatte in una donna (Joan Hackett) e suo figlio in una capanna isolata durante un gelido inverno. Lungi dai cliché eroici del genere, il film si concentra sul realismo crudo della vita nelle praterie: la fatica quotidiana, la malinconia e i legami fugaci tra anime perdute, interrotti da una banda di fuorilegge sadici guidati dal memorabile Donald Pleasence.
Heston offre una delle sue interpretazioni più intime e umane, lontana dai kolossal biblici, mentre la fotografia livida di Lucien Ballard cattura un'America rurale polverosa e inospitale. Non è un'esplosione di azione – quella arriva solo alla fine – ma un ritratto toccante di vendetta e destino, con venature antiromantiche che lo rendono fresco anche oggi. Un gioiello per chi ama i western introspettivi: merita assolutamente una visione.
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